Il cammino

Nel contrarsi e distendersi
Incessante dei fasci muscolari
Nelle stratificazioni calcifiche
Imperniate nelle articolazioni
Stabilizzate nelle corde dei legamenti
Nell’espandersi alternato della gabbia toracica
In respiri sempre meno affannati
La macchina assume il moto della coscienza
Aliena la quotidianità silente nel ritmo della orta
Sopisce le certezze e desta i dubbi
La tentazione di Dio giace nel cuore pulsante
Dell’errabondo.

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Amore?

Cercare cosa
Negli occhi trasognati
Di un’altra fioca parvenza
Apertura inconsapevole
Nel reale
Una risposta
Un diversivo
O è solo fame
Compenetrazione tellurica
Del mastice della carne
Volontà ancestrale
Connaturata all’animale
Ansimante
Spinge
trovare
Disperatamente
Un senso

Forse ho solo
Fame di senso.

Presto

Un giorno smetterò di esistere
E lascerò intatti
Sogni e progetti
E qualche riga su fogli dismessi
Una canzone esile
Un sussurrato eco flebile.

Sarà sempre troppo presto
Inutile impronta su fango fresco
Spazzata dalla prossima pioggia
La nostra opera torcia
Peritura.

Ricorda

Dov’è
il sognatore razionale
Il pragmatico poeta
Dov’è
Ora
Che il respiro del mondo
Ha estinto la sua fiamma
In glaciali spoglie silenti?

Ricorda
Il fratello
l’amico
Non come vorresti
che fosse stato
Ma com’era
Ricorda
L’uomo
Unicamente qualunque
Giustamente fallace
Caduco ed eterno.

Sintesi

Come l’hai vissuta?

Di notte, rosso, vino
Nero sciarpa,un cappotto
Freddo, inverno
Autunno, stagioni
Fiori e profumi
Come momenti
Ora indelebili
Le parole, i denti
E occhi flebili
Se guardo da vicino
Venature verdi.
E sospiri e lacrime
E speranze
Se guardo da vicino
Vedo una vita
Un embrione di un domani
Impaurita
Se guardo da vicino
Posso coglierti
Oltre il verde
Delle sfumature.
Se potessi
Un domani
Svegliarti.

Tra gli istanti

Nel cuore
Incartocciato tra le pieghe del tempo
Sento pulsare
Quel secondo eterno
Sbriciolato al di là dell’effimera magione
Di roccia
Pulviscolo dei mondi
Ogni nascere inusitato
Un volto
Un sorriso
Un amore
Un dolore
Impatta collide con l’estraniante condizione
Mortale
Pulsa al di là dell’umanamente concepibile

Dio?

Un addio

Quella rete che ci avvolgeva
In intricate spirali di sguardi
Non ci porta ancora una volta
Ad incrociare le albe dei nostri mondi?
Non ci porta ancora una volta
A sommergerci nel mare leggiadro delle pupille?
Non è forse un sogno dettato dall’addio
Questa marea di flussi, di scintille
Che riecheggia
Rifrange e nel moto perpetuo
Di un ricordo albeggia?
Sovente compongo frasi
Perifrasi di un mondo senza parole
Di una visione in stasi
Senza un domani
Ho visto decine di tramonti
Sognando quelle mani
Un sorriso, un tremolio
E tremante ho composto centinaia di versi
Solo per pietrificare un istante. Un addio.
E in migliaia di respiri inspirare
La tua sorpresa nel mio io.
Eppure queste nuvole
Sospinta dal vento dell’attesa
In lande lontane piangeranno di gioia
In vite parallele. Ma non vane.
È questo il testamento di un incontro
Sigillato in intonaco di cielo
E parole di neve, le sole
Che rendano ogni mio vivo istante più vero.